La percezione della bellezza e del corpo nella società italiana

La ricerca nasce con l’obiettivo di offrire una panoramica inedita su un tema poco esplorato nel contesto culturale italiano: il ruolo del corpo e del concetto di bellezza come elementi identitari, e il loro impatto sulla percezione di sé e delle altre persone.In un’epoca in cui l’immagine corporea e la bellezza occupano una posizione preponderante nel discorso pubblico e privato, questa ricerca è nata per far emergere dati fino ad oggi mai indagati e si propone di esplorare le molteplici sfaccettature con cui individui di diverse generazioni, dalla generazione Z ai baby boomer, interpretano e vivono la propria corporeità e l’inclusione o l’esclusione sociale che ne può derivare.È la prima ricerca in Italia a indagare in modo così approfondito la relazione tra corpo, identità e riconoscimento sociale, realizzata da Fondazione Diversity, con Giulia Paganelli e 2B Research.

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A chi è rivolto


Il Report si rivolge alle professionalità che operano nel settore dei media e nell’intrattenimento – giornalistə, editor, autorə, creator, decision maker – e vogliono contribuire a narrazioni più inclusive rappresentative delle diversità della società. È utile anche per università, docenti, studentə e ricercatorə che si occupano di media, linguaggio e rappresentazioni sociali.

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Cosa ci puoi trovare


Nel report vengono approfondite le dimensioni della bellezza, del giudizio, della percezione del corpo e le sue conseguenze sociali, della violenza e del body shaming con le loro ripercussioni su benessere e salute mentale delle persone. La ricerca mostra con evidenza la profonda intersezionalità del tema dell’aspetto fisico, che si incrocia con tutte le altre diversity.

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Come è stato costruito


La ricerca è stata effettuata attraverso una rilevazione CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) coinvolgendo 800 individui dalla Generazione Z (16 anni) ai Baby Boomer (78 anni), 200 per ogni generazione. I risultati sono stati integrati dal contributo di Giulia Paganelli, antropologa ed esperta nel macrotema dei corpi.

la magrezza è sinonimo di bellezza più nelle giovani generazioni che nelle altre (14 % Gen Z e 15% Millenial vs 6% di Gen X e Baby Boomer)

Il sistema mediale – soprattutto quello del cinema, della tv e dei social - emerge come uno dei più grandi promotori di un ideale estetico dominante e irrealistico: la percezione prevalente è quella di una rappresentazione della bellezza stereotipata/superficiale (45%) e idealizzata/irraggiungibile (32%)

Un allarmante 48% di individui sente esprimere spesso e molto spesso giudizi sull’aspetto fisico in contesti diversi. I giudizi riguardano in modo preponderante il peso – citato come prima risposta dal 54% del campione, con un picco del 66% nella Gen Z.

Il rapporto con il proprio corpo, così come la percezione della propria bellezza, è polarizzato e spesso tendenzialmente problematico e non risolto: il 49% dichiara di avere un rapporto che va dal discreto al molto problematico con il proprio corpo (65% tra chi si autodefinisce come grasso); inoltre, la percezione positiva (ottimo o buono) cala significativamente nei più giovani (Gen Z: 44%).



Ci occupiamo di diversità, equità, inclusione e accessibilità in tutti
i contesti chiave per l’impatto sociale:
media, rappresentazione, istituzioni, luoghi di lavoro e cultura.

Fondazione Diversity ETS

Diversity Lab

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